{"id":770,"date":"2020-05-13T17:14:09","date_gmt":"2020-05-13T17:14:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liceoaristosseno.it\/wp11\/?p=770"},"modified":"2020-05-13T17:14:09","modified_gmt":"2020-05-13T17:14:09","slug":"laristosseno-racconta-e-vince","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liceoaristosseno.edu.it\/wp11\/2020\/05\/13\/laristosseno-racconta-e-vince\/","title":{"rendered":"L&#8217;Aristosseno racconta e vince!"},"content":{"rendered":"\n\t\t\t\t\n<p class=\"has-drop-cap wp-block-paragraph\">Ancora un successo per il Liceo Aristosseno nell&#8217;ambito della scrittura creativa. Le buone notizie giungono questa volta dal Concorso di Scrittura creativa in prosa <em><strong>Una rosa per un racconto 2020<\/strong><\/em>,  e rivolto a studenti, genitori e docenti della scuola ionica. La prestigiosa competizione, giunta  <br>ormai alla sua XIII edizione, ha registrato quest&#8217;anno la partecipazione di diciotto elaborati, tutti prodotti da giovanissimi alunni dei <strong>Licei &#8220;Archita&#8221;<\/strong> e <strong>&#8220;Aristosseno&#8221;<\/strong>. <br>La Giuria di qualit\u00e0 ha infine individuato i vincitori nei racconti <em>Il cantante senza voce<\/em> di <strong>Elena Del Monaco<\/strong>  della <strong>classe I H<\/strong> dell&#8217;Aristosseno (primo classificato)&nbsp; e &#8211; secondi a pari merito &#8211; i racconti&nbsp; <em>La ragazza che applaudiva nel modo sbagliato<\/em> (<strong>Arianna De Pasquale<\/strong>, IV C &#8220;Aristosseno&#8221;) e <strong>Un pomeriggio d&#8217;autunno<\/strong> (<strong>Fabiana Ciaccia<\/strong> 2 ASP &#8220;Archita&#8221;).<br>Seguono gli elaborati vincitori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:center\"><strong><em>Il cantante senza voce<\/em>, di E. Del Monaco<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019acqua canta mentre le parole scorrono, nella doccia, un piccolo concerto ha inizio. Un ragazzo usa come base le sue emozioni e come testo tutto ci\u00f2 che sente, e si sfoga in uno dei pochi posti in cui pu\u00f2 stare in tranquillit\u00e0. Ma lui non parla, canta senza voce perch\u00e9 gliel\u2019hanno tolta, strappata, spezzata.<br><br>[su_expand more_text=&#8221;Leggi tutto&#8221; less_text=&#8221;Meno&#8221; height=&#8221;100&#8243; link_color=&#8221;#ff8900&#8243; link_style=&#8221;button&#8221; link_align=&#8221;center&#8221; more_icon=&#8221;icon: expand&#8221; less_icon=&#8221;icon: compress&#8221;]Quel ragazzo, triste, lo so, sono io. Ho una vita abbastanza semplice: vado a scuola, torno a casa, strimpello un po\u2019 sulla chitarra, guardo qualche film, a volte studio\u2026 divento trite, poi felice e principalmente mangio. Insomma \u00e8 la vita di un po\u2019 tutti gli adolescenti\u2026o forse no\u2026<br>Non vi dir\u00f2 il mio nome, ma vi dimostrer\u00f2 che ognuno di voi mi conosce: sono quel ragazzo, quello seduto nell\u2019angolo della tua classe; quello che non parla e solo quando lo fa, forse, ti accorgi della sua presenza. Posso essere seduto dietro, affianco, davanti a te, oppure dall\u2019altro lato della classe, sta di fatto che tu non mi vedi, non mi senti, non mi ascolti. <br>Sono quello che tratti male, quello che ignori, quello di cui parli male alle spalle e non. Ecco perch\u00e9 io non ho voce, perch\u00e9 per colpa <em>tua<\/em> io, come tanti altri, ho avuto paura di parlare, quindi smettila: smetti di negarci la parola solo perch\u00e9 vuoi sentire pi\u00f9 gente parlare di te, perch\u00e9 io ne ho abbastanza! Ne ho abbastanza di essere intrappolato in me stesso. Dicono di te che hai le palle di dire ci\u00f2 che pensi alla gente, di insultarla, ma \u00e8 questo che voi considerate coraggio? Qui l\u2019unico che ha le palle sono io, o meglio lo sar\u00f2: inizier\u00f2 a parlare e lo far\u00f2 senza voce, perch\u00e9 anche io ho voglia di parlare e il diritto di essere ascoltato. <br>La prossima volta che mi insulterai, mi butterai i libri a terra o anche, semplicemente, mi ignorerai, io ti canter\u00f2 una canzone, proprio cos\u00ec una canzone per farti capire che come un muto pu\u00f2 cantare, un \u201ccampione\u201d pu\u00f2 perdere. E sarai tu a restare senza parole! Questi sono i miei pensieri mentre le risate, le prese in giro, le urla e le voci si fanno sempre pi\u00f9 forti, talmente tanto da far fischiare le orecchie, talmente tanto da farmi gridare loro di smetterla. Ma non mi sentono, nessuno ti sente se urli in silenzio. <br>Gli altri? Se ne fregano, non mi sentono, o meglio non mi ascoltano. Ritengono sia pi\u00f9 facile non sentire che non poter pi\u00f9 parlare, come me. <em>E tutto questo \u00e8 solo colpa tua. <\/em><br>Ricordo ancora che una volta mi uscirono delle parole di bocca.  <br>\u201cMi piacerebbe fare il cantante da grande\u201d dissi. Risate, ecco quale fu la risposta che mi diedero\u2026 non mi avevano nemmeno mai ascoltato cantare\u2026 Fu l\u00ec che capii. Dovevo imparare ad amarmi, a fregarmene di che cosa pensa di me chi non mi conosce, dovevo amare il mio silenzio. E cos\u00ec ho fatto! Per questo vi ringrazio. \u00c8 grazie a voi che sono ci\u00f2 che vedete: un caso straordinario di un cantante senza parole, ma che ha molto da dire; un cantante che, durante i suoi concerti, crea cori di gente senza voce che \u00e8 stanca di stare in silenzio\u2026 <br>Ringrazio voi, nemici senza faccia, che mi avete zittito, poich\u00e9 avete dato un suono al silenzio. E soprattutto ringrazio me stesso, perch\u00e9 \u00e8 grazie a me che sono su questo palco, parlandovi di niente seppur vi stia dicendo tutto. <br>Vi racconto la mia storia perch\u00e9 spero che qualche \u201csordo\u201d si decida ad ascoltare le grida di un muto. <br>Vi racconto la mia storia perch\u00e9 sono sicuro che altra gente ne abbia una tutta sua di cui parlare, e spero che dimostrando che io sono riuscito a farmi ascoltare, capiscano che tutto \u00e8 possibile con un po\u2019 di amor proprio. <br>Vi racconto la mia storia al presente, semplicemente perch\u00e9 non parla del mio passato, bens\u00ec del mio presente e del mio futuro perch\u00e9 io ero, sono e sar\u00f2 sempre Il Cantante Senza Voce.[\/su_expand]<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:center\"><strong><em>La ragazza che applaudiva nel modo sbagliato<\/em>, di A. De Pasquale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[su_expand more_text=&#8221;Leggi tutto&#8221; less_text=&#8221;Meno&#8221; height=&#8221;90&#8243; link_color=&#8221;#ff8900&#8243; link_style=&#8221;button&#8221; link_align=&#8221;center&#8221; more_icon=&#8221;icon: expand&#8221; less_icon=&#8221;icon: compress&#8221;]Elisa ha ventun\u2019anni, una laurea in pianoforte al conservatorio di Matera e un sogno nel cassetto: assistere ad un concerto del pi\u00f9 grande pianista di tutti i tempi, Daniel Barenboim. Un sogno che sembrava quasi irrealizzabile, fino a che un giorno, curiosando sul sito del celebre pianista, scopre che per il duecento cinquantesimo anniversario della nascita di Ludwig Van Beethoven, Barenboim aveva deciso di eseguire di nuovo in pubblico le meravigliose trentadue sonate composte dal musicista. Otto serate, quattro sonate per ciascuna. Come lasciarsi sfuggire questa meravigliosa occasione? Tra l\u2019altro, il Natale era quasi alle porte, sarebbe stato un perfetto auto-regalo. La citt\u00e0 nella quale avrebbe suonato non era neanche troppo lontana: Berlino, in Germania. Alla faccia della citt\u00e0 non troppo lontana! L\u2019alternativa era Buenos Aires, in Argentina\u2026 No, meglio Berlino. Apr\u00ec subito un\u2019altra scheda internet dal telefono e cerc\u00f2 un volo low cost. In queste occasioni, la tecnologia \u00e8 davvero una santa cosa, perch\u00e9 in un attimo lo trov\u00f2: 50 euro andata e ritorno, senza scali. Perfetto. Lo prenot\u00f2 immediatamente, per poi rendersi conto di non avere un posto dove dormire. Brava Elisa. Dai, magari per quei tre giorni un barbone potrebbe permetterti di dormire per strada con lui. Ma no, non diciamo sciocchezze. Chiam\u00f2 la sua amica Laura, che lavorava in un\u2019agenzia viaggi, e le chiese di trovarle un albergo a Berlino dal sette al dieci maggio. &lt;&lt;Che bella Berlino! Io ci sono stata l\u2019anno scorso, e ti garantisco che \u00e8 davvero suggestiva! Certo, due giorni sono un po\u2019 pochi, ma \u00e8 un buon inizio!&gt;&gt; disse Laura mentre cercava un hotel adatto per l\u2019amica. &lt;&lt;Ecco qua, questo andr\u00e0 benissimo. I soldi te li anticipo io se vuoi, e appena puoi passi a restituirmeli&gt;&gt;. Si, grazie Laura. Riattacc\u00f2 e si cambi\u00f2 per uscire, quando improvvisamente si ricord\u00f2 di una cosa: l\u2019aereo c\u2019era, l\u2019albergo pure\u2026 ma il biglietto per il concerto? Certo che sei proprio un disastro, Elisa! Accese in fretta il computer e digit\u00f2 il sito di Daniel Barenboim. La data del concerto che aveva scelto era l\u20198 maggio. Barenboim avrebbe eseguito quattro splendide sonate, di cui due che conosceva molto bene: l\u2019op. 30 n. 2, detta anche \u201cDer Sturm\u201d (\u201cTempesta\u201d) el\u2019op. 53, detta anche \u201cWaldstein\u201d (\u201cAurora\u201d). Ovviamente anche le altre due le erano note, ma queste erano decisamente tra le sue preferite. Scelse un posto che le sembrava avesse una buona visuale e lo selezion\u00f2. Il costo del biglietto era di soli 25 euro, in quanto chi aveva meno di venticinque anni aveva una sconto. Meglio di cos\u00ec! In appena venti minuti, Elisa vide il suo sogno realizzarsi. Scoppiava di gioia! Quando and\u00f2 da Laura per restituirle il denaro, era davvero su di giri per la contentezza, e la sua amica fu molto felice per lei.<br><br>Quattro mesi passarono piuttosto in fretta, e il tanto atteso giorno della partenza arriv\u00f2. Elisa chiam\u00f2 un taxi e si rec\u00f2 all\u2019aeroporto. Mancava circa un\u2019ora e mezza alla partenza. Girovag\u00f2 un per un po\u2019 tra i negozi, e compr\u00f2 un panino per tappare quel buco che aveva nello stomaco: capocollo, mozzarella e pomodori secchi. Sobrio insomma. Finalmente il Gate apr\u00ec, e i passeggeri del volo diretto a Berlino iniziarono ad imbarcarsi. Il posto di Elisa era al finestrino, e accanto a lei si sedette una ragazza, pi\u00f9 o meno della sua et\u00e0. Accennarono un timido sorriso per salutarsi, poi Elisa infil\u00f2 le cuffiette nelle orecchie e fece partire la nona sinfonia di Beethoven. Era una delle sue preferite, cos\u00ec piena di potenza, di passione, di forza. Ogni volta che l\u2019ascoltava le venivano i brividi. Un\u2019altra che le piaceva tantissimo era la settima. In particolare, il secondo movimento lo trovava di una bellezza unica nel suo genere. L\u2019aveva ascoltato per la prima volta qualche anno prima insieme alla sua insegnante di pianoforte, quando stava studiando la sonata op. 13 di Beethoven, detta anche \u201cPatetica\u201d, e l\u2019insegnante, per farle comprendere meglio ci\u00f2 che realmente voleva dire quel grande genio che \u00e8 stato Beethoven, lo cerc\u00f2 su YouTube interpretato dal direttore d\u2019orchestra Leonard Bernstein e lo fece partire. Le aveva detto che era uno dei suoi preferiti, e subito aveva capito il perch\u00e9. Ascoltarlo era come essere cullati fra le stelle. Poi Beethoven ha la straordinaria capacit\u00e0 di toccare l\u2019anima in maniera delicata ma efficace. Sa riparare ferite, farti sentire al sicuro. Pu\u00f2 sembrare una cosa assurda, ma non lo \u00e8 affatto, provare per credere. Terminata la nona sinfonia, Elisa scelse di far partire Schumann, per poi tornare a Beethoven, tanto mancava ancora un\u2019oretta all\u2019arrivo. E quando, finalmente, la voce parlante dell\u2019aereo annunci\u00f2 che stavano iniziando l\u2019atterraggio, fu il momento di ascoltare quel secondo movimento della settima sinfonia, con le luci spente e gli occhi chiusi. Pian piano, dal finestrino, iniziarono ad intravedersi le luci della citt\u00e0. \u00c8 bello viaggiare di sera, permette di vedere i luoghi illuminati da una prospettiva diversa dal solito. Ma Elisa era tutta assorta nel suo Beethoven, cos\u00ec tanto che sussult\u00f2 quando l\u2019aereo tocc\u00f2 terra. Prese il bagaglio a mano, lo zaino sulle spalle ed usc\u00ec. Fece un profondo respiro nell\u2019aria un po\u2019 pungente della sera: finalmente era a Berlino! Chiam\u00f2 un taxi e chiese di essere portata al suo hotel, pensando piena di euforia all\u2019esperienza che avrebbe vissuto.<br><br>L\u2019indomani, Elisa approfitt\u00f2 della bella giornata per girare un po\u2019 Berlino. Aveva tempo a sufficienza per visitare i luoghi di maggiore interesse della citt\u00e0 e poi prepararsi per il concerto. Cos\u00ec si rec\u00f2 alla Porta di Brandeburgo, e subito dopo al Museo della Memoria, interamente dedicato al genocidio degli ebrei. Le storie raccontate erano davvero commoventi, e pensare che non erano favole, che erano accadute davvero, che milioni di persone erano veramente morte in maniere cos\u00ec atroci le faceva accapponare la pelle. Terminata la visita, continu\u00f2 a passeggiare. Gli alberi in fiore che decoravano le strade erano bellissimi, e tutti quei palazzi sembravano quasi principeschi. Dopo aver mangiato qualcosa che le avrebbe permesso di rimanere sazia fino al mattino seguente, Elisa ritorn\u00f2 all\u2019albergo per prepararsi ed andare al concerto. Decise di indossare un pantalone nero e una camicia in stile un po\u2019 shakespeariano bianca. Niente di troppo sfarzoso, anche perch\u00e9, su internet, aveva avuto modo di vedere che il pubblico, nella sala dove si sarebbe tenuto il concerto, era sempre vestito in modo informale, quindi aveva deciso di non essere troppo elegante, ma neanche di sembrare come appena uscita dal letto la domenica mattina. E un po\u2019 di trucco ci stava proprio, quello che bastava a mettere in risalto i begli occhi verdi. Solo che non aveva fatto i conti col tempo. Le era sfuggito di mente che la Pierre Boulez Saal, il luogo dove si sarebbe tenuto il concerto, distava mezz\u2019ora da dove si trovava, quindi quando arriv\u00f2 erano le diciannove in punto, e riusc\u00ec ad entrare proprio per un soffio. Aveva il fiatone, per la corsa che aveva dovuto fare quando era scesa dal pullman e per il timore di non riuscire ad entrare che l\u2019aveva assalita lungo la strada. Ma era arrivata appena in tempo, e proprio mentre si sedeva in un posto provvisorio che uno steward le aveva indicato, in attesa di riuscire ad andare a quello definitivo, entr\u00f2 lui. Il grande, unico ed inimitabile Daniel Barenboim. Ecco perch\u00e9 lo steward non l\u2019aveva fatta sedere al posto che aveva prenotato lei: non avrebbe fatto in tempo ad arrivarci! Ancora una volta, quella terribile sensazione di terrore che l\u2019aveva accompagnata durante il tragitto, il pensiero di restare fuori e perdere tutta la prima parte del concerto, si fecero sentire, ma quando, dopo un grande applauso, Barenboim inizi\u00f2 a suonare, quella paura scomparve e lasci\u00f2 posto soltanto ad una grande ed immensa gioia. Elisa era talmente emozionata, che sent\u00ec gli occhi riempirsi di lacrime. Decise di trattenersi solo perch\u00e9, se avesse pianto, il trucco si sarebbe sciolto (e voleva mantenere almeno quello integro, dato che con la corsa le si erano scompigliati i capelli) e sarebbe sembrata davvero un\u2019idiota. Ma era molto difficile resistere. Non le sembrava possibile trovarsi l\u00ec, a vedere il suo idolo suonare come lo aveva sempre visto fare nei video su internet. Tra l\u2019altro, il posto provvisorio che le avevano dato si era rivelato a dir poco meraviglioso, poich\u00e9 le permetteva di vedere Barenboim di profilo, e quindi di riuscire a vedere benissimo il movimento delle mani sulla tastiera del pianoforte. Pass\u00f2 tutta la prima parte del concerto in estasi, con gli occhi lucidi, un grande sorriso sulle labbra e le farfalle nello stomaco. Dopo le prime due sonate, ci fu un intervallo di quindici minuti, nel quale ebbe modo di riprendersi dallo stato di trance in cui era entrata e di andare a vedere da vicino il pianoforte di Barenboim. Stette ad osservarlo per un po\u2019, contemplando con grande emozione lo strumento, e pens\u00f2 che tutta quella gioia sarebbe stato davvero bello condividerla con qualcuno che l\u2019avrebbe capita. Terminata la contemplazione, chiese aiuto ad uno steward per trovare il suo posto reale, e anche questa volta non si poteva proprio lamentare: aveva Barenboim frontalmente, e per di pi\u00f9,&nbsp; il suo era il primo posto accanto al corridoio che lui utilizzava per entrare ed uscire dalla sala, cosa che le permise di vederlo decisamente da vicino. La pausa termin\u00f2, e Barenboim, un po\u2019 stanco, rientr\u00f2 in sala per eseguire le altre due sonate in programma. Questa volta Elisa non correva pi\u00f9 il rischio di mettersi a piangere, sentiva soltanto dentro di s\u00e9 una sensazione che, come scriveva il grande Dante Alighieri, \u201c \u2018ntender no la pu\u00f2 chi no la prova\u201d. Credo che somigli a ci\u00f2 che si prova guardando la persona che si ama. Ora non fraintendete, Elisa non \u00e8 innamorata di Barenboim. \u00c8 la musica che lei guarda con gli occhi innamorati e che le d\u00e0 \u201cuna dolcezza al core\u201d (sempre come scrive Dante). Quando anche l\u2019ultima sonata, la Waldstein, termin\u00f2, tutti si alzarono in piedi per applaudire con grande fragore il pianista, che ringraziava con piccoli inchini. Fu proprio in quel momento che, chiss\u00e0 come, Elisa attir\u00f2 l\u2019attenzione di Barenboim. Sar\u00e0 stato forse il suo enorme sorriso da Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie sulle labbra, fatto sta che, mentre si avviava verso il corridoio per uscire e poi rientrare in sala durante il lunghissimo applauso, Barenboim la guard\u00f2 sorridendo, le si avvicin\u00f2, e con un gesto della mano le disse che stava applaudendo nel modo sbagliato. Le mani non devono essere dritte, come quando si imita una foca, ma inclinate, come a formare una X tra di loro. Elisa era incredula. Si gir\u00f2 verso l\u2019anziana signora che le stava accanto, come per assicurarsi che lo avesse visto anche lei, che non lo aveva appena immaginato, e la signora ricambi\u00f2 il suo sguardo con un sorriso che comprendeva tutta l\u2019emozione della ragazza. Barenboim rientr\u00f2, ed Elisa, mantenendo ancora quel sorriso a 365 denti (no, non gradi, denti), continuava ad applaudire il pianista con enorme entusiasmo e anche fierezza, mostrando per bene le mani che ora applaudivano nel modo corretto, come lui le aveva indicato poco prima. Barenboim lo not\u00f2, le sorrise e le fece l\u2019occhiolino. Ed Elisa adesso avrebbe voluto piangere di nuovo, tanta emozione proprio non riusciva a reggerla. Cerc\u00f2 di ricomporsi, anche perch\u00e9 ora aveva una missione da compiere: non sarebbe andata via da l\u00ec fino a quando non fosse riuscita ad avere un autografo da Daniel Barenboim. Chiese ad un\u2019 hostess di sala come avrebbe potuto fare, e la ragazza le spieg\u00f2 che poteva provare a scendere nelle sale del backstage e chiedere a qualcuno. Elisa la ringrazi\u00f2, e si avvi\u00f2 verso la porta che le era appena stata indicata. Proprio l\u00ec davanti c\u2019era uno steward che parlava con un ragazzo, e quando lei si avvicin\u00f2, cap\u00ec che anche lui voleva la stessa cosa: un autografo. Ma lo steward disse che non poteva proprio farli entrare, per\u00f2 potevano provare ad aspettarlo ad una delle porte d\u2019uscita secondaria del teatro.&nbsp; Cos\u00ec fecero, e nel frattempo i due iniziarono a chiacchierare. Elisa quasi si stup\u00ec di s\u00e9 stessa quando, in inglese, chiese al ragazzo di dove fosse, perch\u00e9 di solito non era mai lei a dare inizio ad una conversazione. Il ragazzo, sempre in inglese, le disse che era ungherese, di Budapest, e rifece a lei la stessa domanda. E da qui iniziarono a parlare: di Barenboim, del concerto, della musica, di libri, di progetti futuri\u2026 Non le sembrava vero di poter condividere cos\u00ec tanti interessi con un suo coetaneo! Solitamente veniva considerata un po\u2019 strana, asociale, seriosa, con nessuno dei ragazzi e delle ragazze della sua et\u00e0 riusciva a parlare di questi argomenti. Erano fuori ad aspettare da un quarto d\u2019ora ormai, e dato che non sembrava dovesse uscire nessuno per il momento, decisero di rientrare nella sala. Chiesero di nuovo se fosse possibile entrare nel backstage, e uno steward prov\u00f2 ad entrare nella stanza di Barenboim per parlargli. Ma non ci fu nulla da fare: Barenboim non voleva vedere nessuno. Elisa, allora, propose di dare allo steward il disco da far autografare, lei non sarebbe entrata, e anche se le sarebbe piaciuto parlargli e stringergli la mano, sarebbe stato, comunque, meglio di niente. Nei mesi precedenti aveva fantasticato tanto sul concerto, aveva immaginato tante volte come sarebbe stato incontrare di persona il grande pianista dopo averlo sentito suonare, perci\u00f2, se proprio non poteva incontrarlo, almeno un autografo glielo poteva concedere! Ma niente. La nostra Elisa si stava arrendendo, mentre con un leggero stupore e tanta gratitudine vedeva il ragazzo ungherese con cui aveva chiacchierato prima battersi per lei. Insisteva dicendo che: &lt;&lt;questa ragazza \u00e8 venuta dall\u2019Italia appositamente per lui, per sentire il suo concerto. Andr\u00e0 via domani, per favore, fate avere l\u2019autografo almeno a lei!&gt;&gt;. Elisa era quasi commossa, nessun ragazzo, prima di allora, era stato tanto premuroso nei suoi confronti. I due steward si mostrarono molto comprensivi, ma purtroppo Barenboim era stato chiaro: niente autografi per nessuno. No, non pu\u00f2 davvero finire cos\u00ec, pensava Elisa afflitta, e fu allora che avvenne il miracolo. Una donna usc\u00ec dal backstage, e senza dilungarsi in chiacchiere domand\u00f2 ai due ragazzi se fossero loro quelli che volevano l\u2019autografo. Ovviamente i due risposero di si, e la donna avrebbe preso prima i vinili che il ragazzo ungherese aveva portato per l\u2019autografo, se lui non li avesse ritratti dicendole che doveva prendere prima quelli della ragazza. Ancora una volta Elisa era stupita. Mai, ma proprio mai aveva trovato in vita sua un ragazzo tanto gentile. Lo ringrazi\u00f2, e porse alla donna il cd di sonate di Beethoven interpretate da Barenboim che aveva portato. Questa li permise di entrare nel backstage e disse loro di restare fermi all\u2019ingresso, mentre lei andava nel camerino del pianista. Fu emozionante sentirlo parlare con la donna, anche se la prima cosa che gli sentirono urlare appena entr\u00f2 dentro fu: \u201cNein!\u201d. Elisa e il ragazzo si guardarono atterriti e divertiti allo stesso tempo. Lei si torceva le mani sperando con tutto il cuore di riuscire nella sua impresa, e il ragazzo, di tanto in tanto, le accarezzava un braccio e la rassicurava. Era evidente che riusciva a comprendere la sua emozione. Fino all\u2019ultimo istante sperarono che il pianista si affacciasse alla porta, anche solo per la curiosit\u00e0 di vedere chi, con cos\u00ec tanta insistenza, voleva a tutti i costi un suo autografo, ma ci\u00f2 non avvenne. Peccato, pens\u00f2 Elisa, anche perch\u00e9 era sicura che l\u2019avrebbe riconosciuta, e voleva gridarglielo da l\u00e0 fuori: \u201dsono la ragazza che applaudiva nel modo sbagliato!\u201d, ma pens\u00f2 che fosse meglio evitare. Dopo circa cinque minuti, la donna usc\u00ec dalla stanza con i loro dischi autografati. Ce l\u2019avevano fatta per davvero! Ringraziarono calorosamente quella santa e, vittoriosi, i due lasciarono la sala. Dopo aver chiacchierato ancora un po\u2019, Elisa e il ragazzo ungherese si salutarono, e promisero che non avrebbero mai dimenticato quella che per loro era stata una piccola, emozionante avventura.&nbsp; Chiss\u00e0 se un giorno si sarebbero incontrati di nuovo.<br><br>Tornata in hotel, Elisa era ancora su di giri, e pi\u00f9 ripensava a ci\u00f2 che le era appena accaduto pi\u00f9 si sentiva esplodere di gioia! Avrebbe voluto urlare, saltare, ma tutto ci\u00f2 che riusc\u00ec a fare fu piangere e ridere allo stesso tempo. Quando, finalmente, si calm\u00f2, and\u00f2 a letto, e si addormento col sorriso sulle labbra. Quella serata aveva lasciato davvero tante emozioni: sicuramente la nostra giovane Elisa le avrebbe portate con s\u00e9 per tutta la vita.[\/su_expand] <br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:center\"><strong><em>Un pomeriggio d&#8217;autunno<\/em>, di F. Ciaccia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[su_expand more_text=&#8221;Leggi tutto&#8221; less_text=&#8221;Meno&#8221; height=&#8221;90&#8243; link_color=&#8221;#ff8900&#8243; link_style=&#8221;button&#8221; link_align=&#8221;center&#8221; more_icon=&#8221;icon: expand&#8221; less_icon=&#8221;icon: compress&#8221;]\u201cA cosa pensi?\u201d<br><br>\u201cNon lo so\u201d<br><br>E invece lo sapeva. E anche quel pomeriggio venne al culmine troppo in &nbsp; fretta.<br><br>Sporse lo sguardo oltre la ringhiera d\u2019acciaio, guardando l\u2019orizzonte. Era un tardo pomeriggio d\u2019autunno e nel cielo c\u2019erano poche nuvole. Da tempo non usciva di casa, dall\u2019angolo della sua camera dove dalla finestra guardava la citt\u00e0 spegnersi nella notte e rianimarsi la mattina. I giorni passati inutilmente nel letto pesavano e iniziava a fare freddo. Una delle uniche persone a cui teneva, la sua cara amica, l\u2019aveva trascinata fuori dal suo palazzo. Voleva farle fare un giro, magari passare da qualche negozio \u2026 ma ogni volta che passavano vicino ad una libreria lei entrava fiondandosi nel reparto delle novelle. Era il minimo che potesse fare pur di rallentare il tempo, cercando di non arrivare a quel punto della loro passeggiata pomeridiana. Ma in ogni modo lei cercasse di evitarlo ecco che si avvicinava. Ora fissava ancora un punto sull\u2019orizzonte e inizi\u00f2 a ricordarsi di quel tardo pomeriggio in cui lo aveva scorto. Appena pos\u00f2 gli occhi su di lui si accorse di non averlo mai visto prima ed era sicura che non fosse di quelle parti. Dal modo in cui era vestito sembrava uno di quei frontman di una band rock sulle quali si potevano scrivere delle fan fiction: giacca nera di pelle, maglietta del medesimo colore, occhiali da Sole, stivaletti e un paio di jeans sbiaditi. Non era troppo alto \u2013ma sicuramente pi\u00f9 di me- pens\u00f2 lei quando lo vide. I capelli erano di un castano scuro e tirati indietro con del gel, alcuni ciuffi ricadevano sulla fronte con leggerezza. Era veramente bello. Appoggiato alla ringhiera con braccia conserte scrutava l\u2019orizzonte, come se volesse guardare oltre. O almeno era ci\u00f2 che pens\u00f2 lei, visto che il ragazzo aveva gli occhiali da Sole e non sapeva dove in realt\u00e0 stesse guardando. Guardandolo l\u2019inevitabile domanda se avesse una ragazza o meno si fece strada nella sua testa. Ma qualcosa le disse che era meglio non saperlo \u2026 o forse non voleva saperlo lei. Ad un certo punto lo vide staccarsi dalla ringhiera e per un momento ebbe paura che potesse avvicinarsi; ma non lo fece. Mise una mano nella tasca destra dei jeans e tir\u00f2 fuori un pacchetto di sigarette, per poi prenderne una. Dalla medesima tasca estrasse poi un accendino e lo accese. Port\u00f2 la sigaretta alla bocca tenendola ferma fra le labbra e cos\u00ec facendo avvicin\u00f2 l\u2019accendino ad essa, cercando di riparare con la mano libera la piccola fiamma dal venticello che con il calare del Sole stava diventando pi\u00f9 forte. Il cielo si stava tingendo di rosa e le nuvole con esso. Iniziava a fare freddo, cos\u00ec lei si sistem\u00f2 meglio il cappotto sulle sue spalle, distogliendo lo sguardo dal ragazzo. Improvvisamente le venne voglia di fumare, prese l\u2019accendino dalla tasca del cappotto e lo tir\u00f2 fuori, quando si accorse di aver dimenticato a casa il pacchetto. Con riluttanza guard\u00f2 con il mare rigirandosi l\u2019accendino fra le mani.&nbsp;<br><br>\u201cNe vuoi una?\u201d<br><br>Volt\u00f2 la testa e lui era l\u00ec. La stava guardando e in una mano teneva aperto il suo pacchetto di sigarette, facendone sporgere una. Per un attimo lei esit\u00f2, ma poi la prese.&nbsp;<br><br>\u201cGrazie\u201d<br><br>Lui non disse niente ma le sorrise debolmente. Lei non os\u00f2 dire nulla a conoscenza del fatto che il ragazzo si fosse sicuramente reso conto che lo stava osservando.<br><br>\u201cSi nota che non sono di qui?\u201d, chiese lui voltandosi a guardare il mare insieme a lei.&nbsp;<br><br>\u201cCome?\u201d<br><br>\u201cMi stavi guardando. Si nota che non sono di questi parti?\u201d<br><br>Era sicura che quella domanda fosse solo uno scusante per avviare la conversazione, ma era comunque sollevata che l\u2019avesse pensata cos\u00ec.&nbsp;<br><br>\u201cBeh non ti ho mai visto quindi \u2026 direi di si\u201d, e con nonchalance inizi\u00f2 a fumare.&nbsp;<br><br>&#8212;<br><br>La sua amica la guard\u00f2 cercando una risposta nel suo sguardo, ma non trov\u00f2 nulla. Sapeva per\u00f2 che era per qualcuno.<br><br>\u201cE\u2019 una persona?\u201d<br><br>\u201cNo\u201d<br><br>\u201cE invece si\u201d<br><br>\u201cSe sei cos\u00ec sicura della tua risposta allora perch\u00e9 me lo chiedi?\u201d<br><br>\u201cVolevo che me lo dicessi tu\u201d<br><br>Ci fu un attimo di silenzio e poi l\u2019amica parl\u00f2 ancora.&nbsp;<br><br>\u201cSai il suo nome almeno?\u201d<br><br>\u201cNo \u2026 non me l\u2019ha detto\u201d e notando il suo sguardo continu\u00f2 \u201c\u2026 e non gliel\u2019ho chiesto. N\u00e8 gli ho detto il mio\u201d<br><br>Detto questo si volt\u00f2 guardando nello stesso punto in cui lo aveva visto per&nbsp; la prima volta, immaginando che per un momento fosse realmente l\u00ec. Una forte corrente improvvisamente le scompigli\u00f2 i capelli facendo volar via il suo pensiero ancora una volta a quel pomeriggio. Mentre entrambi in silenzio guardavano ancora il mare si sentiva il fruscio delle foglie e lei con la testa appoggiata su un palmo della mano, sigaretta nell\u2019altra e gomito sull\u2019acciaio per la prima volta sent\u00ec che qualcosa andava bene e sper\u00f2 che quel momento non finisse mai. Poi si volt\u00f2 e lui ugualmente, fermandosi a guardarla, prendendo l\u2019ultima boccata di fumo, per&nbsp; poi gettarlo fuori con un sospiro. Gli angoli della sua bocca si piegarono all\u2019ins\u00f9, si volt\u00f2 lentamente di spalle a lei e inizi\u00f2 ad allontanarsi insieme alla scia bianca che usciva dalla sigaretta, lasciando in quel posto solo una memoria distante.&nbsp;<br><br>E dopo non si affrett\u00f2 a cercarlo, sapendo che un giorno \u2026 nella novella di una libreria, nel ritmo di una canzone, in un altro pomeriggio d\u2019autunno, in un\u2019altra sigaretta \u2026 lo avrebbe ritrovato&#8230;. o forse sarebbe tornato lui stesso![\/su_expand]  <br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"> <\/p>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora un successo per il Liceo Aristosseno nell&#8217;ambito della scrittura creativa. 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